"I campi di lavoro forzati non sono poi cosi' male. Ce ne hanno fatto visitare uno al corso di addestramento di base. Ci sono le docce, e letti con i materassi, e attività ricreative come la pallavolo. Attività artistiche. Si possono coltivare hobby come l'artigianato, ha presente? Per esempio, fare candele. A mano. E i familiari possono mandare pacchi, e una volta al mese loro o gli amici possono venire a trovarla - Aggiunse: - E si può professare la propria fede nella propria chiesa preferita.
Jason disse, sardonico: - La mia chiesa preferita è il mondo libero, all'aperto." (Philip K. Dick)

lunedì 12 novembre 2012

La fattoria (in)felice - animali e contadini


Segnaliamo con piacere una pubblicazione molto interessante, a cura di Troglodita Tribe: "La fattoria (in)felice: animali e contadini".

Per ordinare il libro: istruzioni sul sito di Troglodita Tribe

Per chi abita in Lombardia, è possibile ordinare una copia all'associazione Oltre la Specie, scrivendo a info@oltrelaspecie.org.


"Uno dei  miti più solidi su cui si regge lo sfruttamento animale è senz’altro quello della Fattoria (in)Felice.

In questo luogo idilliaco che esiste solo nel nostro immaginario truffato e infarcito di luoghi comuni pubblicitari, gli animali vivono un’esistenza naturale, sono rispettati e amati, donano di buon grado i loro prodotti perché, in ultima analisi, loro sono nati per produrre latte, uova, carne, pelle che serviranno agli esseri umani che li accudiscono.

Quest’idea, che potremmo considerare più che altro una sorta di allucinazione specista, è, più o meno, ciò che rende giustificabile e accettabile l’intero castello dello sfruttamento animale. Sì, perché volendo analizzare con attenzione, sono poche le persone che ritengono giusto ed encomiabile il concetto di allevamento intensivo, sono poche le persone che, di fronte alle inequivocabili e raccapriccianti immagini che provengono da queste realtà, non sostengano la necessità di fare in un altro modo. E il mito della Fattoria (in)Felice è studiato proprio per questo. La Fattoria (in)Felice è l’associazione mentale che scatta immediata e pronta quando ci si trova di fronte agli orrori dello sfruttamento animale. La Fattoria (in)Felice è l’ancora di salvezza che permette di estraniarsi dalla violenza e dall’ingiustizia perché, tanto, non è colpa nostra, ma solo dell’avidità di chi produce, solo del metodo sbagliato, solo di un cinico progresso che ha portato all’abbandono della vecchia cultura contadina.

È interessante notare che il mito della Fattoria (in)Felice, in realtà, non è solo uno strumento utilizzato da chi imprigiona, sfrutta e uccide con metodi biologici, biodinamici e simili. Il ritorno alla natura, alla genuinità del prodotto che ci permette l’associazione alla cultura contadina, genuina e rispettosa del mondo animale, è una prerogativa di ogni azienda che guadagna sullo sfruttamento animale.

I metodi utilizzati sono diversi tra loro, ma tutti richiamano, attraverso i marchi, le immagini, le confezioni e le parole, il concetto di Fattoria (in)Felice. Ora, il punto essenziale da comprendere, è che questa fattoria felice a cui tutti fanno riferimento non solo non esiste, ma non è mai esistita neppure nel passato più remoto".

(da: Troglodita Tribe, "La fattoria (in)felice. Animali e contadini")

Progetto BioViolenza
www.bioviolenza.blogspot.it