"I campi di lavoro forzati non sono poi cosi' male. Ce ne hanno fatto visitare uno al corso di addestramento di base. Ci sono le docce, e letti con i materassi, e attività ricreative come la pallavolo. Attività artistiche. Si possono coltivare hobby come l'artigianato, ha presente? Per esempio, fare candele. A mano. E i familiari possono mandare pacchi, e una volta al mese loro o gli amici possono venire a trovarla - Aggiunse: - E si può professare la propria fede nella propria chiesa preferita.
Jason disse, sardonico: - La mia chiesa preferita è il mondo libero, all'aperto." (Philip K. Dick)

mercoledì 11 dicembre 2013

La nostra risposta a Compassion in World Farming

In seguito alla pubblicazione, da parte di BioViolenza e Campagne per gli Animali, dell'appello a prendere le distanze da CIWF - Compassion in Wolrd Farming (qui l'appello con la lista dei firmatari), CIWF ci ha scritto.
Abbiamo pubblicato qui gli argomenti di CIWF.

Desideriamo ora rispondere pubblicamente con alcune importanti precisazioni.

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Gentile Annamaria Pisapia,
vorremmo precisare alcuni punti riguardo la sua risposta alla campagna sottoscritta da molti gruppi animalisti contro le politiche welfariste di CIWF.

Se davvero questa fosse una battaglia intestina all'interno del frastagliato arcipelago animalista, Lei avrebbe ragione a lamentarsi della nostra scelta di schierarci contro CIWF cercando di coinvolgere il più gran numero di associazioni e gruppi animalisti.

Ci permettiamo però di avere seri dubbi sulla reale presenza di CIWF nel panorama animalista italiano. In questi ultimi 20 anni nessuno di noi ha mai visto né sentito né conosciuto alcun attivista della vostra associazione. Il vostro logo lo abbiamo visto, sì, ma solo affiancato a quello di aziende che di certo hanno ben altri scopi che preoccuparsi dell'olocausto animale: sulle tovagliette dei ristoranti Ikea, con la pubblicità Coop per arrivare addirittura ai premi ad Amadori e McDonald's (il peggio che un animale ed un animalista possono pensare come "compagni di strada").

Abbiamo, da quando esistono il coordinamento contro la bio-violenza e il corrispettivo sito, spesso segnalato e commentato le ipocrisie di chi, cercando di placare la cattiva coscienza del consumatore sensibile, gli svende la dignità animale, facendo passare orgogliosamente come una conquista un insignificante miglioramento della schiavitù animale. Se da qualche parte sui vostri siti ci fosse scritto bene, forte e chiaro (ma abbiamo cercato ovunque senza trovare nulla) che siete contro qualsiasi allevamento e uso di animali, le vostre politiche welfariste, per quanto non condivisibili da noi, non sarebbero certamente state bersaglio della nostra indignazione.
Non ci saremmo neppure troppo indignati se aveste scritto chiaramente da qualche parte che la vostra associazione è specista e antropocentrica ma contraria alla eccessiva sofferenza animale. Perché accanirsi con uno schivista buono che cerca di preservare la salute dei suoi schiavi e contemporaneamente avere prodotti migliori? Al massimo vi avremmo criticato (come abbiamo criticato Slowfood) per l'ipocrisia di parlare di etica senza condannare lo sfruttamento animale. 

Il vostro problema è che volete avere il piede in due scarpe e sperate pure che nessuno se ne lamenti! 

Il movimento per la liberazione animale, gentile signora Pisapia, non ha come scopo l'eliminazione della sofferenza animale. O meglio: l'eliminazione della sofferenza animale è sì un obiettivo ma che viene di conseguenza al fine principale che è la liberazione animale dal dominio umano. Ora lei capisce che, se del dominio incontrastato dell'umano CIWF non parla ma ne condanna solo gli aspetti più eclatanti e che inquietano lo sfruttatore medio, significa che l'eliminazione della schiavitù animale non è tra i suoi fini e scopi. Del resto come si potrebbe premiare Amadori se si stesse lottando per la liberazione animale?

Voi vorreste un mondo di schiavisti più gentili (e intanto supportate i peggiori schiavisti in circolazione a cui fate pubblicità per qualche manciata di paglia in più nelle lettiere degli schiavi); venirci a dire che siamo compagni di lotta offende molto per primi gli animali (che, come gli schiavi di un tempo desiderano innanzitutto la libertà e l'autodeterminazione) poi il lavoro di tutti gli attivisti che, senza nessun vantaggio economico e personale, lottano al loro fianco per aiutarli in questa disperata guerra sulla pietà.


La vostra associazione, proprio per l'ambiguità con cui cerca di farsi passare per animalista, per le argomentazioni che usa, per come confonde le idee alle persone più sensibili in un momento storico in cui finalmente si inizia a intravvedere qualche flebile speranza, per come considera ancora gli animali beni di proprietà, per le sue politiche stucchevoli e servili nei confronti della grande industria alimentare, per la sua estraneità alle campagne e battaglie animaliste, per la mediocrità dell'obiettivo finale che si propone, per il doppio standard che usa (se si rivolge ai carnivori suggerisce come scegliere conigli BIO di qualità, se si rivolge a vegetariani e vegan dice di stare lottando per la stessa causa comune), non può che continuare ad essere anni luce distante da noi.



L'unica cosa che davvero ci dispiace è che le associazioni animaliste più "tiepide", insieme a quelle che sottoscrivono la politica dei "piccoli passi" e quelle che credono che non si debba mai prendere posizione CONTRO (quasi che fosse disdicevole dissociarsi da chi inquina le idee e le prassi del più grande progetto rivoluzionario del millennio), potrebbero continuare a pensare che la vostra posizione ambigua non sia pericolosa. In questo periodo storico, dove occorre affermare in maniera inequivocabile che è possibile ripensare il mondo in un modo nuovo, che sia davvero compatibile con la dignità e la libertà di tutti i popoli animali, il vostro messaggio compromissorio e antiquato, è il nostro peggiore avversario.

Cordiali saluti
Bio-Violenza


Ps. Le chiediamo gentilmente dove sarebbe possibile poter prendere visione del bilancio (sia nazionale che internazionale) della vostra associazione.

martedì 10 dicembre 2013

La china scivolosa della compassione - CIWF risponde a BioViolenza

Compassion in World Farming Italia ci ha scritto in merito al nostro appello "La china scivolosa della compassione".

Con il loro consenso pubblichiamo qui, per completezza d'informazione, il testo integrale del messaggio.

(Qui invece la nostra risposta)
A: BioViolenza

Leggiamo con tristezza quanto da voi recentemente pubblicato contro la nostra organizzazione, che da oltre 40 anni si batte per mettere fine all’allevamento intensivo e al capitolato di crudeltà che esso comporta per miliardi di animali.

Come abbiamo scritto su Facebook, ancora una volta le guerre fratricide all’interno del movimento per i diritti/la protezione degli animali giova solo a chi sugli animali ci lucra veramente e nuoce agli animali stessi. Anzi, siamo certi che chi ad esempio detiene i suini nella maniera da noi fermamente denunciata nella campagna Sonodegno sarà molto compiaciuto di questo vostro atteggiamento.

Sia chiaro: accettiamo le critiche e crediamo nel dibattito costruttivo, ma purché fondato su onestà e fatti. Quello che invece riteniamo inaccettabile è il discredito dell’ “altro” basato sulla falsificazione della realtà. Dire, ad esempio, che la nostra organizzazione sia fatta di allevatori è una palese falsità.

Abbiamo solo approcci diversi al medesimo problema: la sofferenza animale.

Voi lavorate per un obiettivo di lungo termine (quello del veganesimo), noi per avviare un percorso su larga scala che porti a risultati concreti per gli animali che vivono ora e vivranno domani finchè tutto il mondo non diventerà vegano (concorderete che ahimé questo non accadrà in un futuro molto prossimo). Fino a quel momento abbiamo il dovere morale di aiutare questi animali- miliardi -per dare loro una esistenza migliore.

Non intendiamo convincervi e come abbiamo detto rispettiamo le differenze, essendo anche disponibili anche ad un incontro di approfondimento.

Quello che vi chiediamo è però di basare le vostre comunicazioni esterne, anche se critiche, sui fatti e non affermazioni diffamatorie.


Grazie e saluti
Compassion in World Farming


Leggi il testo dell'appello "La china scivolosa della compassione"

Adesioni all'appello (clicca qui)

giovedì 28 novembre 2013

CIWF - La china scivolosa della compassione: appello per una presa di posizione contro le campagne pseudo-animaliste

Care attiviste, cari attivisti per la liberazione animale,
CIWF: Compassion in World Farming?

crediamo sia giunto il momento di fare chiarezza su iniziative pseudoanimaliste che spesso si propagano in rete e creano confusione in chi non è abbastanza attento al significato delle parole o non ha ancora le idee precise su quali siano le richieste del movimento per la liberazione animale.
Pensiamo che, visto il dilagare del fenomeno, i movimenti animalista e antispecista dovrebbero prendere posizione riguardo a certo welfarismo che si spaccia per animalismo e annacqua, diluisce e di fatto inquina il nostro messaggio.

Iniziative come la recente raccolta di 250.000 firme in Europa per rendere l'allevamento dei Maiali più "etico", senza la benché minima contrarietà all'allevamento in sé, rischiano di fare danno alle istanze di liberazione animale, senza peraltro determinare alcun cambiamento della drammatica situazione in cui versano gli animali.

Chiediamo ai gruppi ed alle associazioni animaliste/antispeciste di prendere una posizione chiara raccogliendo il seguente appello.

Progetto Bio-Violenza
Campagne per gli Animali


LEGGI IL TESTO DELL'APPELLO

Le adesioni possono essere inviate a: bioviolenza@gmail.com. 


Adesioni (aggiornate al 10/3/2016):


Abolizione Carne Italia 
AFVG - Animalisti Friuli Venezia Giulia
Agripunk
All4animals
Animalmente
Animal SOS
Antispefa - Antispecisti Antifascisti
Antispecismo Sassari
Associazione Canili Veneto
Apida
Asinus Novus
Associazione d'Idee onlus 
Attacca l'Adesivo
La Vera Bestia
Laboratorio Antispecista Palermo
LAC - Lega per l'abolizione della caccia (sez. Piemonte)
LAC - Lega per l'abolizione della caccia (sez. Pinerolo)
LEAL - Lega Antivivisezionista

Lega Nazionale del Cane (Sez. Crotone)
Liberazioni - rivista antispecista
Liberiamiamoli
LIDA – Lega italiana per i diritti dell’animale
Manifestoantispecista.org
Mappa Vegana Italiana

Movimento Antispecista
OIPA
Oltre la Specie
Parte in causa
Pelo & Contropelo

Per Animalia Veritas
Progetto Sirio

Rewild club
Salviamo gli Orsi della Luna

Terranomala
Terrestri

Troglodita Tribe
Un Mondo Sbagliato (Croazia)
UNA Cremona
Vegani Castellani 
Veganierranti
Veganzetta




mercoledì 27 novembre 2013

Genuino Clandestino e la fattoria (in)felice...


"Immaginare e costruire una Fattoria veramente felice è possibile, ed è un posto nel quale la rinuncia totale allo sfruttamento degli animali non umani annienta la catena del dominio, invece di spezzarne solo qualche anello. Un posto nel quale rinunciare finalmente a tutte le forme di oppressione, non solo a qualcuna.
E solo lì il maialino pirata, tristemente guercio, potrà veramente trovare la felicità, libero da sofferenza, tortura e morte". 

Segnaliamo un interessante articolo sulla campagna Genuino Clandestino, che ne analizza le contraddizioni e il riferimento alla "fattoria felice", quell'immagine bucolica ben descritta e criticata da Troglodita Tribe nel libro di cui abbiamo già avuto occasione di parlare, "La fattoria (in)felice: animali e contadini".

L'articolo è pubblicato sul blog Intersezioni, e potete trovarlo qui:


Buona lettura!

martedì 8 ottobre 2013

A.A.A. cercasi nuovo ossimoro: "l'onnivoro etico"

L'industria della carne e dello sfruttamento animale è costantemente alla ricerca di nuove astuzie verbali per abbellire le mura esterne dei mattatoi.

E così, accanto alla più meno sottile denigrazione di chi ha scelto di non uccidere gli animali per mangiarli (vegefobia), spuntano come funghi le espressioni più curiose e - inconsapevolmente? - contraddittorie. "Macellazione compassionevole", "benessere animale", "allevamenti sostenibili"...

La più recente è stata introdotta in un articolo di Vanity Fair che cerca di magnificare il piacere di mangiare bistecche e, a quanto pare, anche quello di disprezzare i vegetariani (senza lesinare sullo spazio riservato a pubblicizzarei  macellai).
Si tratta di una nuova figura di consumatore alimentare: l'"Onnivoro etico".

Che cosa sono gli "Onnivori etici" (con la "o" maiuscola)?

Secondo l'articolo, sono "coloro mangiano carne in modo moderato, ma soprattutto 'giusto'. Benessere animale, rispetto delle risorse naturali, una dieta sana e varia, scelta del prodotto a Km Zero a 360°".

Le parole sono importanti.
Gli animali, invece, sembra proprio di no.

mercoledì 2 ottobre 2013

Il bastone è la carota

Segnaliamo un articolo pubblicato nel n.14 della rivista Liberazioni (autunno 2013), "Il bastone è la carota", di Alessandra Galbiati.


L’asino e la carota
Si dice che per fare camminare un asino testardo, oltre che il bastone, sia più necessario e utile mettergli davanti una carota. Non sappiamo sequesto espediente abbia un fondamento. Verosimilmente è una delle molte leggende inventate sugli animali per parlare metaforicamente di umani. Probabilmente un asino, dopo aver constatato per qualche minuto che la carota è legata ad un bastone e perennemente irraggiungibile, capirebbe l’inganno e inizierebbe a ignorare la carota.
La carota metaforica di cui vogliamo parlare in questo scritto è il “benessere animale” proposto agli animalisti come possibile passaggio intermedio del percorso che dovrebbe condurre alla fine dello sfruttamento animale. E, a differenza degli asini veri, noi animalisti continuiamo a camminare nell’illusione di riuscire a raggiungere, afferrare e assaporare la dolce carota.
Da qualche tempo ci si imbatte in internet in una petizione di Compassion in World Farming (con supporto di Pigbusiness e Farm not Factories) per raccogliere firme affinché i suini vengano trattati rispettosamente prima di finire al macello. Queste “associazioni” no profit di allevatori “etici”, indignate per alcune investigazioni che hanno messo in luce come i maiali vengono vergognosamente cresciuti negli allevamenti intensivi, denunciano gli abusi e le violenze, lanciano appelli affinché vengano rispettate le normative internazionali sul benessere animale e non si facciano soffrire questi animali intelligenti e sensibili durante la loro, seppur breve, vita. Il tutto condito, come è ovvio, da attenzione per il consumatore e dal motto “poco ma buono”. Anche Slow Food, come prevedibile, supporta Pigbusiness...