Segnaliamo il seguente evento, ricordando che sabato 16 è prevista una presentazione del Progetto BioViolenza
"I campi di lavoro forzati non sono poi cosi' male. Ce ne hanno fatto visitare uno al corso di addestramento di base. Ci sono le docce, e letti con i materassi, e attività ricreative come la pallavolo. Attività artistiche. Si possono coltivare hobby come l'artigianato, ha presente? Per esempio, fare candele. A mano. E i familiari possono mandare pacchi, e una volta al mese loro o gli amici possono venire a trovarla - Aggiunse: - E si può professare la propria fede nella propria chiesa preferita.
Jason disse, sardonico: - La mia chiesa preferita è il mondo libero, all'aperto." (Philip K. Dick)
martedì 29 maggio 2012
martedì 22 maggio 2012
Volantini
Volantino creato da Oltre la Specie per il progetto BioViolenza:
Scarica il volantino in alta risoluzione: fronte - retro
Scarica il volantino in alta risoluzione: fronte - retro
lunedì 21 maggio 2012
Prigionieri felici
PRIGIONIERI “FELICI”
«I campi di lavori forzati non sono poi così male. Ce ne hanno fatto visitare uno al corso di addestramento di base. Ci sono le docce, e letti con i materassi, e attività ricreative come la pallavolo. Attività artistiche. Si possono coltivare hobby come l'artigianato, ha presente? Per esempio, fare candele. A mano. E i familiari possono mandare pacchi, e una volta al mese loro o gli amici possono venire a trovarla». Aggiunse: «E si può professare la propria fede nella propria chiesa preferita». Jason disse, sardonico: «La mia chiesa preferita è il mondo libero, all'aperto» (Philip K. Dick)[1].
Da: “Altri versi
- Sinfonia per gli animali a 26
voci”, a cura di Oltre la Specie (2011)
«I campi di lavori forzati non sono poi così male. Ce ne hanno fatto visitare uno al corso di addestramento di base. Ci sono le docce, e letti con i materassi, e attività ricreative come la pallavolo. Attività artistiche. Si possono coltivare hobby come l'artigianato, ha presente? Per esempio, fare candele. A mano. E i familiari possono mandare pacchi, e una volta al mese loro o gli amici possono venire a trovarla». Aggiunse: «E si può professare la propria fede nella propria chiesa preferita». Jason disse, sardonico: «La mia chiesa preferita è il mondo libero, all'aperto» (Philip K. Dick)[1].
Introduzione
Non poche
persone, ai giorni nostri, provano un senso di disagio quando pensano agli
allevamenti intensivi. Questa sensibilità si esprime in vari modi: dal rifiuto
di informarsi su ciò che lì avviene, alla critica esplicita di tale sistema di
produzione, fino alla solidarietà concreta nei confronti delle vittime
(vegetarismo e veganismo etici e militanza per i diritti animali). Malgrado l’opinione
pubblica esprima una crescente disapprovazione verso la reclusione degli
animali all'interno degli spazi angusti ed invivibili degli allevamenti
intensivi, la produzione di carne, latte, uova nei paesi occidentali avviene quasi
esclusivamente in tali condizioni. Le legislazioni dei paesi industrializzati
non recano traccia della sensibilità diffusa contro questo tipo di produzione e
non prescrivono neppure che lo sfruttamento debba essere “moderato”.
Nonostante tutto, l'industria della carne e le istituzioni (che sono speciste e
che partecipano allo sfruttamento degli animali in varie forme) hanno buoni
motivi per monitorare la tendenza dei consumatori a scegliere prodotti
“alternativi”, ossia la propensione dei cittadini ad esprimere istanze
etiche – se non chiaramente politiche – a favore di un trattamento meno crudele
degli animali non umani, fino alla richiesta di abolizione della produzione e
del consumo di carne. Tali istanze, per quanto confuse, si incentrano sulla
critica agli allevamenti intensivi, considerati veri e propri lager per animali, costruiti per una
produzione standardizzata, e alla “catena di smontaggio” dei mattatoi che trasforma
esseri senzienti in numeri senza volto e, infine, in merce[2].
In questa prospettiva di crescente critica dell'industria della carne e dei
derivati, che risposta rappresentano le produzioni di carne biologica, gli
allevamenti “a basso impatto ambientale”, a basso spreco di risorse e tutte
quelle realtà che fanno proprio l'ambiguo concetto di “benessere animale”?
mercoledì 11 gennaio 2012
SERVIZI TELEVISIVI AMBIGUI: Stoppa, fratello o schiavista?

Lettera aperta a Striscia la notizia
Se
ogni giorno il nostro cervello viene bombardato di informazioni di
ogni tipo da radio, tv e giornali, nell'ultimo periodo si è presentato
ai nostri occhi un fenomeno che ai più potrebbe sembrare di vera
informazione. Proprio nell'ora di cena, mentre allegre famigliole
stanno desinando, un noto tg satirico presenta agli occhi degli
italiani le piaghe sociali che affliggono il Belpaese, mostrando in
servizi spot ciò che viene ogni giorno perpetrato ai danni della
società.
Quasi ogni sera è possibile vedere l'inviato Edoardo Stoppa, ribattezzato il fratello degli animali,
alle prese con animali non umani di ogni specie, da Vicenza ad
Aragona. E' lui il vero paladino degli animali, che parla di vacche
maltrattate durante i trasporti insieme a Polstrada e Ulss vicentine,
oppure narra di canili lager (o mancanza di canili) nell'agrigentino,
passando per la spinosa questione dei cani rinchiusi nell'allevamento
per la vivisezione Green Hill 2001 di Montichiari in provincia di
Brescia, senza dimenticare i cavalli del frusinate tenuti legati a
catena dentro camper in disuso con tanto di flebo in bella vista. Lì
era addirittura bastata una stretta di mano per porre fine allo scempio
nei confronti del Gondrano del momento. Mentre i più, animalisti e no,
dunque, cantano le lodi del fratello degli animali e invocano
da tutta Italia il suo intervento, altri - stanchi delle strette di
mano e delle invocazioni retoriche di decreti legislativi mai più
approvati – tentano di guardare oltre.
E vedono che il primo dicembre 2011 Edoardo Stoppa si pronuncia su
un allevamento di maiali posti sotto sequestro, dove a causa di un
contenzioso con un fornitore di mangimi 300 mila maiali stanno morendo
di fame.
Di primo acchito sembrerebbe che l’amico
sia lì per salvare tutti dall’inedia; addirittura che la sua missione
sia quella di renderli tutti felici e finalmente liberi. Niente di più
falso. Quando l'allevatore – si tratta di un allevamento intensivo di
decine di migliaia di maiali, nulla a che vedere con un’idealizzata
fattoria – si produce in un pianto poco convincente, Stoppa pare
commosso e del tutto partecipe dell’infelicità della vittima della
situazione: lo sfortunato allevatore.
Sapendo, come ci è stato detto, che si tratta di un allevamento
intensivo e quindi del tipo in cui le condizioni di vita degli animali
detenuti fino al giorno della vendita all’industria alimentare
comprendono castrazioni a vivo e amputazioni, oltre che una successione
infinita di parti e la gestazione in contenzione per le scrofe, ci si
domanda come sia possibile che Stoppa non sia affatto al corrente di
tutto ciò e che invece invochi per i maiali moribondi quelle “cure
mediche” che spetterebbero loro di diritto.
La beffa continua quando il conduttore ci informa contrito che ben
cinquecento “cuccioli” stanno morendo perché non vengono più nutriti
dalle madri (le quali giacciono abuliche al suolo), mentre quelli già
svezzati periranno di una morte… udite, udite: INUTILE. Sì, abbiamo
sentito bene: la morte dei maialini senza cibo è nient’ altro che
inutile. Riteniamo molto grave che il conduttore finga di non sapere
che quei teneri piccoli sono quello che normalmente finisce nel piatto –
anche nel suo, Stoppa non risulta essere vegetariano – attraverso il
passaggio obbligato del macello. Com’è altrettanto grave che egli
sostenga (animato da quella che non si può che definire falsa
ingenuità) un’idea tanto ambigua sull’esistenza dell’allevamento di
maiali che sta visitando e sulla fine che aspetta ognuno di quei
trentamila individui, senza distinzione - cuccioli inclusi.
Dalla scelta dell’aggettivo inutile
traspare inequivocabilmente quale sia davvero l’opinione di Stoppa.
Perché - e per chi - sarebbe mai inutile, questa morte? Ma per
l’allevatore! Il quale avrebbe potuto vendere i malcapitati – o
spedirli al macello – prima di vederli deperire senza produrre reddito,
prima che si deteriorassero come merce avariata, inutile materia
inerte, morta ma non più commestibile. Un vero spreco, non c’è che
dire.
Quei trentamila maiali non sono dunque esseri senzienti privati di
una libertà mai avuta, bensì oggetti di proprietà che possono essere
posti sotto sequestro e lasciati morire, considerato che sia per
definizione (animali da carne) che per nascita (allevamento) il destino
che li aspetta è la reificazione in cibo attraverso il passaggio
obbligato nell’industria alimentare. Carne da macello, appunto.
Non commuovono le false lacrime - o lacrime false? - dell’ipocrita
allevatore che dichiara al pubblico televisivo di sentirsi “violentato
dentro” in un metaforico ribaltamento di prospettiva che risulterebbe
ridicolo, se non fosse preoccupante: quanti tra gli animalisti davanti
allo schermo valuteranno quell’esibizione sentimentale per quello che
è: carità pelosa che sancisce e giustifica che ogni anno vengano messi a
morte 800 milioni di animali per l’industria alimentare? Quanti non si
faranno abbagliare dal buon cuore del sedicente fratello degli animali, da quel vecchio pietismo zoofilo che se fa chiudere un canile lager non prende posizione contro lo sfruttamento animale?
Stoppa così si rende rappresentante di un modo di rapportarsi agli
altri animali superato, un atteggiamento che mantiene i rapporti di
gerarchia e di distinzione e che non solo pone gli esseri umani su uno
scalino diverso - e più alto - rispetto agli animali tutti, ma ordina
anche gli animali secondo la specie di appartenenza. Secondo questa
forma mentis non solo gli esseri umani non sono animali, ma neppure gli
animali sono tutti uguali: gli animali cosiddetti “da reddito”,
infatti, hanno come prospettiva socialmente accettata la schiavitù e
la morte per diventare o produrre cibo (latte, uova) per il consumo
(non solo umano). Alcuni animali sono meno uguali degli altri, ci
insegna il loro sedicente fratello e - poco audace - difensore.
Sul medesimo contestabile assunto pesa la nostra società
antropocentrica e specista, che non teme minimamente interventi come
quelli di Stoppa poiché essi non solo non la pongono in discussione ma
la garantiscono sulla base del principio secondo cui ognuno deve
restare al proprio posto, come previsto dalla tradizione, dalla storia.
L’unica responsabilità riconosciuta agli sfruttatori resterebbe dunque
quella del benessere, perché se la morte deve essere utile, la
sofferenza è inutile – e sciupa la materia prima.
Così si tacitano le coscienze, così ci si mette l’animo in pace: trattare bene i morituri è presentata come un’auspicabile pratica umana, mentre si tratta solo di un’ambigua pratica di redenzione necessaria a tutta l’umanità che ritiene imprescindibile il proprio diritto di cibarsi di altri – ma non di tutti gli altri! - animali.
Che Edoardo Stoppa esibisca stupore e si scandalizzi di fronte al
destino a cui sono stati abbandonati trentamila animali da macello non
fa che evidenziare l’ambiguità della sua presa di posizione, ammesso
che di presa di posizione si possa parlare. Il suo buon cuore non è molto diverso da quello dell’allevatore che trae reddito da chi vende e acquista (e manda al macello, ma tratta bene) e dell’animalista che salva il gattino e si mangia la bistecca a pranzo.
La
superficialità con cui Stoppa parla di argomenti come questo, senza
alcun approfondimento critico, mostra quanto il suo messaggio sia
ambiguo: inneggiando alla vita e alla salute di animali destinati a
diventare carne, nasconde una verità che è lampante nelle nostre
coscienze ma che non si può portare alla luce perché equivarrebbe ad
ammettere che nel piatto c’è parte di qualcuno che aveva occhi e cuore,
aveva sentimenti e provava dolore. Il fratello degli animali
preferisce fingere di non sapere che quei maiali e maialini, che
vediamo in tv all'ora di cena insieme ai nostri figli, sono teneri e
commoventi ed è una crudeltà farli soffrire, ma faranno comunque una
brutta fine: moriranno di morte violenta entro le mura di un lurido
macello, lontano dalle telecamere e dagli occhi di tutti, tra urla
strazianti e sangue rappreso, sangue dei suoi fratelli animali, sangue
di nostri fratelli non umani… ma poi, sarebbe ancora possibile dire che
il prosciutto è buono e fa bene? Ancora possibile mangiarlo? Ancora
possibile definirsi fratello degli animali?
Oltre la Specie
Oltre la Specie
martedì 20 dicembre 2011
Parte terza: GreenPeace da che parte sta? Valutate...

Ed eccoci giunti alla risposta di GP, che sfata i nostri sospetti:
Buongiorno,
rispondo in merito alla sua segnalazione a seguito del lancio del nostro questionario sul tonno.
A Greenpeace ci sono onnivori, vegani e vegetariani: le scelte di consumo non sono un fattore discriminante. La scelta vegetariana/vegana (che rispettiamo) è una scelta personale che per vari motivi - culturali, di salute, di contesto geografico - non tutti possono sostenere, né tantomeno è il nostro ruolo quello di sponsorizzare una dieta o uno stile di vita.
Quello che sosteniamo è che dobbiamo tutelare il Pianeta e tutti gli esseri viventi che lo abitano per garantire al Pianeta stesso un futuro.
Le tartarughe non sono più importanti del tonno. Il punto è che alcune specie di tartarughe e squali sono a rischio estinzione e l'uccisione anche di poche migliaia di esemplari potrebbe distruggere le popolazioni di tartarughe e squali esistenti.
Per quanto riguarda il tonno, non interferiamo con le scelte dei singoli ma chiediamo all'industria del tonno in scatola di garantire piena tracciabilità e trasparenza, di non pescare specie a rischio e di impegnarsi a vendere solo tonno pescato in maniera sostenibile, per esempio con amo e lenza o senza FAD.
Comprenderà dunque come il questionario sia stato formulato proprio per raccogliere un campione significativo di risposte da parte dei consumatori di tonno, nell’ottica di una strategia specifica di campagna.
Quello che sosteniamo è che dobbiamo tutelare il Pianeta e tutti gli esseri viventi che lo abitano per garantire al Pianeta stesso un futuro.
Le tartarughe non sono più importanti del tonno. Il punto è che alcune specie di tartarughe e squali sono a rischio estinzione e l'uccisione anche di poche migliaia di esemplari potrebbe distruggere le popolazioni di tartarughe e squali esistenti.
Per quanto riguarda il tonno, non interferiamo con le scelte dei singoli ma chiediamo all'industria del tonno in scatola di garantire piena tracciabilità e trasparenza, di non pescare specie a rischio e di impegnarsi a vendere solo tonno pescato in maniera sostenibile, per esempio con amo e lenza o senza FAD.
Comprenderà dunque come il questionario sia stato formulato proprio per raccogliere un campione significativo di risposte da parte dei consumatori di tonno, nell’ottica di una strategia specifica di campagna.
Certa di avere risposto alle sue domande le porgo cordiali saluti
Irene Longobardi
Relazioni con i sostenitori
Greenpeace ONLUS
Via Della Cordonata, 7
00187 Roma

La nostra risposta
Gent.ma Sig.ra Longobardi,
Finalmente è giunta, al terzo scambio di lettere, l'ammissione che attendevamo. Il questionario è, come Lei stessa scrive, "stato formulato proprio per raccogliere un campione significativo di risposte da parte dei consumatori di tonno". Benissimo. C'è però un piccolo particolare che non quadra: il sondaggio, come tutta la campagna "Tonno in trappola", non prevede l'esclusione di parte di pubblico.
In pratica: NON RISULTA ESSERE INDIRIZZATO AD UN PUBBLICO PRESELEZIONATO.
Quindi, per non perpetuare ulteriori fraintendimenti, Vi consigliamo di evidenziare che il Vostro sondaggio è RISERVATO a chi non intende in alcun modo mettere in discussione la legittimità della strage quotidiana dei tonni o di qualsiasi altro abitante del mare (o della terraferma!) per l'alimentazione umana.
Poichè l'opzione vegana, pur rappresentando la soluzione delle problematiche trattate, non viene da Voi neppure menzionata , Vi chiediamo di dare evidenza alle motivazioni dell'esclusione, altrimenti arbitraria, della considerevole parte di pubblico che ha già scelto nella pratica quotidiana di "salvare il tonno".
In pratica: NON RISULTA ESSERE INDIRIZZATO AD UN PUBBLICO PRESELEZIONATO.
Quindi, per non perpetuare ulteriori fraintendimenti, Vi consigliamo di evidenziare che il Vostro sondaggio è RISERVATO a chi non intende in alcun modo mettere in discussione la legittimità della strage quotidiana dei tonni o di qualsiasi altro abitante del mare (o della terraferma!) per l'alimentazione umana.
Poichè l'opzione vegana, pur rappresentando la soluzione delle problematiche trattate, non viene da Voi neppure menzionata , Vi chiediamo di dare evidenza alle motivazioni dell'esclusione, altrimenti arbitraria, della considerevole parte di pubblico che ha già scelto nella pratica quotidiana di "salvare il tonno".
Saluti
BioViolenza
giovedì 1 dicembre 2011
Quando la risposta di GreenPeace è “insostenibile”
Alla prima mail di protesta come Bioviolenza e come attivist* singol* abbiamo ricevuto tutt* la stessa risposta:Buongiorno XXX (nome preso dalla firma in calce),
è necessario precisare che Greenpeace è un'associazione ambientalista, non animalista, e quindi non ritiene che gli animali non debbano essere catturati e/o mangiati "a prescindere".
Qui a Greenpeace ci sono persone che mangiano carne o pesce, persone vegane e persone vegetariane: l'alimentazione non è un fattore discrimante. La scelta vegetariana/vegana (che rispettiamo) è una scelta personale che per vari motivi - culturali, di salute, di contesto geografico - non tutti possono sostenere.
Quello che sosteniamo è che tutti gli animali - ma anche tutte le piante, tutti gli uomini e...tutto il resto - debbano essere tutelati in modo da avere un futuro.
Le tartarughe non sono più importanti del tonno. Il punto è che alcune delle specie di tartarughe e squali sono a rischio di estinzione e l'uccisione anche di poche migliaia di esemplari potrebbe distruggere completamente queste popolazioni.
Per quanto riguarda il tonno, non interferiamo con le scelte dei singoli ma chiediamo all'industria del tonno in scatola di garantire piena tracciabilità e trasparenza, di non utilizzare specie a rischio e di impegnarsi a vendere solo tonno pescato in maniera sostenibile, per esempio con amo e lenza o senza FAD.
cordialmente
Giorgia Monti
Responsabile Campagna Mare
Greenpeace Italia
ANCHE VOI AVETE RICEVUTO LA STESSA RISPOSTA STANDARD, INDICE DI UN'ATTENTA LETTURA DELLE RIMOSTRANZE SOGGETTIVE?
RIBADIAMO CHE GREENPEACE DEVE CHIARIRE LA SUA POSIZIONE E ABBIAMO INVIATO QUESTA SECONDA MAIL (ci risponderanno?):
Gentile Sig.ra Monti,
la ringraziamo per la risposta, evidentemente standard, che ha voluto inviarci.
E' insignificante che Lei affermi che la scelta vegana/vegetariana sia da Voi rispettata, quando, nei Vostri sondaggi, non viene considerata neppure come opzione. Eppure, dato che suggerite che
le scelte di consumo individuali possono influire significativamente su problemi come la pesca del tonno, dobbiamo fare notare che il rifiuto di mangiare animali avrebbe un impatto decisamente più consistente su tale problema, oggetto della Vostra campagna.
Il fatto che Greenpeace sia un'organizzazione che opera a livello planetario non giustifica le Vostre posizioni evasive sulla questione politica dello sfruttamento animale. Nè il fatto che al polo nord non esista la possibilità di sopravvivere se non cacciando e pescando ci autorizza a fare altrettanto e a uscire di casa la mattina imbracciando un fucile o una canna da pesca per procurarci il cibo, magari vestiti di pelli e pellicce.
E' nostro obbligo, in quanto agenti morali, preferire le pratiche che riducono quanto più possibile il danno ad altri, siano essi umani, che nonumani.
Ecco perchè non consumare animali è un obbligo etico e non una banale scelta dietetica.
Nessuno, nè tanto meno un'organizzazione come la Vostra, che dall'opinione pubblica viene considerata come portatrice di alti valori morali, dovrebbe esimersi dal confrontarsi con la realtà dello sfruttamento animale, esponendosi pubblicamente e in modo chiaro.
Confidando in un ripensamento per una riformulazione della campagna in oggetto, salutiamo.
E' insignificante che Lei affermi che la scelta vegana/vegetariana sia da Voi rispettata, quando, nei Vostri sondaggi, non viene considerata neppure come opzione. Eppure, dato che suggerite che
le scelte di consumo individuali possono influire significativamente su problemi come la pesca del tonno, dobbiamo fare notare che il rifiuto di mangiare animali avrebbe un impatto decisamente più consistente su tale problema, oggetto della Vostra campagna.
Il fatto che Greenpeace sia un'organizzazione che opera a livello planetario non giustifica le Vostre posizioni evasive sulla questione politica dello sfruttamento animale. Nè il fatto che al polo nord non esista la possibilità di sopravvivere se non cacciando e pescando ci autorizza a fare altrettanto e a uscire di casa la mattina imbracciando un fucile o una canna da pesca per procurarci il cibo, magari vestiti di pelli e pellicce.
E' nostro obbligo, in quanto agenti morali, preferire le pratiche che riducono quanto più possibile il danno ad altri, siano essi umani, che nonumani.
Ecco perchè non consumare animali è un obbligo etico e non una banale scelta dietetica.
Nessuno, nè tanto meno un'organizzazione come la Vostra, che dall'opinione pubblica viene considerata come portatrice di alti valori morali, dovrebbe esimersi dal confrontarsi con la realtà dello sfruttamento animale, esponendosi pubblicamente e in modo chiaro.
Confidando in un ripensamento per una riformulazione della campagna in oggetto, salutiamo.
BioViolenza
martedì 22 novembre 2011
GreenPeace: quando la mattanza dei tonni è “sostenibile”...

Qualche giorno fa, Greenpeace ha pubblicato un sondaggio dal titolo inquietante "Tonno in trappola!" (http://www.greenpeace.it/tonnointrappola/sondaggio/) sul "tonno sostenibile", dove vengono poste quattro domande, capolavori di ipocrisia, dove GreenPeace non viene neanche sfiorata dall'idea che l'unico "tonno sostenibile" sia il tonno vivo, libero e che abita nelle profondità marine.
Desideriamo esprimere sdegno riguardo al sondaggio da voi proposto, in quanto lo stesso non contiene l'opzione antispecista che ha condotto molte persone a non consumare i corpi degli animali ed i prodotti dello sfruttamento animale.
Dare per scontato che tutti i partecipanti al vostro sondaggio si cibino delle spoglie degli animali offusca quell'idea di rinnovamento etico-culturale del quale l'opinione pubblica vi ritiene portatori.
Desideriamo esprimere sdegno riguardo al sondaggio da voi proposto, in quanto lo stesso non contiene l'opzione antispecista che ha condotto molte persone a non consumare i corpi degli animali ed i prodotti dello sfruttamento animale.
Dare per scontato che tutti i partecipanti al vostro sondaggio si cibino delle spoglie degli animali offusca quell'idea di rinnovamento etico-culturale del quale l'opinione pubblica vi ritiene portatori.
Una sparuta minoranza vi risponderà che cerca un prodotto "sostenibile" e questa minoranza è composta da chi economicamente può' permettersi di spendere un po' di più e sentirsi con la “coscienza pulita” per aver salvato tartarughe e squali, e rassicurata dal mangiare in modo “sano”.
Ma vi rendete conto del danno che procurate con questo sondaggio? Vi rendete conto che la nonviolenza di cui vi ammantate e' un valore che include ogni essere vivente?
Perché scrivete nella vs. missione (http://www.greenpeace.org/italy/it/chisiamo/Missione/) che siete nonviolenti e che vi autofinanziate per non essere in balia di qualsivoglia realtà economica e/o politica, quando diventate voi stessi strumenti di liceità della nuova frontiera del business biologico che prevede l'uccisione di esseri senzienti?
Vi definite ambientalisti. L'ambiente é costituito da un ecosistema che deve essere rispettato e all'interno del quale ogni singola specie ha il suo motivo d'esistere. Allora ci domandiamo, Greenpeace ha qualche canale privilegiato con l'habitat e quindi stabilisce chi può vivere e chi morire? Ma non e' l'ecosistema che provvede a ciò e non una delle tante specie esistenti al suo interno, ossia l'animale umano?
Vi esortiamo ad abbandonare questo sondaggio, perché, lo ribadiamo, fa gli interessi di una sola realtà, quella della produzione industriale, che coadiuvate, come call-center, invitandola a modificare il tipo di produzione di cadaveri (bio-sostenibili naturalmente) per venderne di più e non per denunciare questa stessa mattanza.
Vediamo gravi incongruenze con la missione da voi stessi stilata e, per correttezza, vi invitiamo a rivedere la vostra posizione o a contestualizzare i concetti di nonviolenza e rispetto (specisti) da voi sottoscritti.
Dite che la vostra speranza che “tutti gli animali debbano avere un futuro” per voi significa che “tutte le specie di animali debbano avere un futuro”? Perché qui occorre intendersi con le parole. Tantissime persone pensano, sbagliando, che voi abbiate a cuore i singoli individui animali, la loro sofferenza, il loro benessere. Dovete spiegare per bene, chiaramente e senza mezzi termini, che non è così, che a voi interessa solo che tra 100 o 1000 anni ci siano ancora sia qualche tartaruga che qualche squalo che qualche tonno… ovviamente solo perché gli uomini di domani possano avere un po’ di biodiversità da gustarsi.
Il fatto che l’alimentazione non sia per voi un fattore discriminante è proprio il segno dell’ambiguità della vostra posizione. Che da voi ci siano vegetariani, vegani, onnivori non è di per sé rilevante.
La cosa grave è che come associazione non abbiate le idee chiare sull’argomento e che pensiate che il non cibarsi di animali sia una semplice scelta individuale e non una presa di posizione politica rispetto allo sfruttamento degli altri animali.
Con dispiacere dobbiamo riconoscere quanto le istanze ecologiste da voi avanzate siano distanti da quelle conquiste civili che solo una coerente impostazione etica potrà determinare.
Ma vi rendete conto del danno che procurate con questo sondaggio? Vi rendete conto che la nonviolenza di cui vi ammantate e' un valore che include ogni essere vivente?
Perché scrivete nella vs. missione (http://www.greenpeace.org/italy/it/chisiamo/Missione/) che siete nonviolenti e che vi autofinanziate per non essere in balia di qualsivoglia realtà economica e/o politica, quando diventate voi stessi strumenti di liceità della nuova frontiera del business biologico che prevede l'uccisione di esseri senzienti?
Vi definite ambientalisti. L'ambiente é costituito da un ecosistema che deve essere rispettato e all'interno del quale ogni singola specie ha il suo motivo d'esistere. Allora ci domandiamo, Greenpeace ha qualche canale privilegiato con l'habitat e quindi stabilisce chi può vivere e chi morire? Ma non e' l'ecosistema che provvede a ciò e non una delle tante specie esistenti al suo interno, ossia l'animale umano?
Vi esortiamo ad abbandonare questo sondaggio, perché, lo ribadiamo, fa gli interessi di una sola realtà, quella della produzione industriale, che coadiuvate, come call-center, invitandola a modificare il tipo di produzione di cadaveri (bio-sostenibili naturalmente) per venderne di più e non per denunciare questa stessa mattanza.
Vediamo gravi incongruenze con la missione da voi stessi stilata e, per correttezza, vi invitiamo a rivedere la vostra posizione o a contestualizzare i concetti di nonviolenza e rispetto (specisti) da voi sottoscritti.
Dite che la vostra speranza che “tutti gli animali debbano avere un futuro” per voi significa che “tutte le specie di animali debbano avere un futuro”? Perché qui occorre intendersi con le parole. Tantissime persone pensano, sbagliando, che voi abbiate a cuore i singoli individui animali, la loro sofferenza, il loro benessere. Dovete spiegare per bene, chiaramente e senza mezzi termini, che non è così, che a voi interessa solo che tra 100 o 1000 anni ci siano ancora sia qualche tartaruga che qualche squalo che qualche tonno… ovviamente solo perché gli uomini di domani possano avere un po’ di biodiversità da gustarsi.
Il fatto che l’alimentazione non sia per voi un fattore discriminante è proprio il segno dell’ambiguità della vostra posizione. Che da voi ci siano vegetariani, vegani, onnivori non è di per sé rilevante.
La cosa grave è che come associazione non abbiate le idee chiare sull’argomento e che pensiate che il non cibarsi di animali sia una semplice scelta individuale e non una presa di posizione politica rispetto allo sfruttamento degli altri animali.
Con dispiacere dobbiamo riconoscere quanto le istanze ecologiste da voi avanzate siano distanti da quelle conquiste civili che solo una coerente impostazione etica potrà determinare.
Saluti
BioViolenza
ALLORA DICIAMOGLI COSA NE PENSIAMO!
Se volete scrivere a GreenPeace cosa ne pensate del loro modo di difendere l'ambiente e gli animali ispirandosi ai principi della nonviolenza (vedi pagina "chi siamo: mission" ), potete farlo ai seguenti indirizzi email:
Per informazioni generali: info.it@greenpeace.org
Per contattare l'ufficio stampa: ufficio.stampa.it@greenpeace.org
Per contattare il servizio sostenitori: sostenitori.it@greenpeace.org
Per contattare il dialogo diretto: barbara.amati@greenpeace.org
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