"I campi di lavoro forzati non sono poi cosi' male. Ce ne hanno fatto visitare uno al corso di addestramento di base. Ci sono le docce, e letti con i materassi, e attività ricreative come la pallavolo. Attività artistiche. Si possono coltivare hobby come l'artigianato, ha presente? Per esempio, fare candele. A mano. E i familiari possono mandare pacchi, e una volta al mese loro o gli amici possono venire a trovarla - Aggiunse: - E si può professare la propria fede nella propria chiesa preferita.
Jason disse, sardonico: - La mia chiesa preferita è il mondo libero, all'aperto." (Philip K. Dick)

mercoledì 27 novembre 2013

Genuino Clandestino e la fattoria (in)felice...


"Immaginare e costruire una Fattoria veramente felice è possibile, ed è un posto nel quale la rinuncia totale allo sfruttamento degli animali non umani annienta la catena del dominio, invece di spezzarne solo qualche anello. Un posto nel quale rinunciare finalmente a tutte le forme di oppressione, non solo a qualcuna.
E solo lì il maialino pirata, tristemente guercio, potrà veramente trovare la felicità, libero da sofferenza, tortura e morte". 

Segnaliamo un interessante articolo sulla campagna Genuino Clandestino, che ne analizza le contraddizioni e il riferimento alla "fattoria felice", quell'immagine bucolica ben descritta e criticata da Troglodita Tribe nel libro di cui abbiamo già avuto occasione di parlare, "La fattoria (in)felice: animali e contadini".

L'articolo è pubblicato sul blog Intersezioni, e potete trovarlo qui:


Buona lettura!

martedì 8 ottobre 2013

A.A.A. cercasi nuovo ossimoro: "l'onnivoro etico"

L'industria della carne e dello sfruttamento animale è costantemente alla ricerca di nuove astuzie verbali per abbellire le mura esterne dei mattatoi.

E così, accanto alla più meno sottile denigrazione di chi ha scelto di non uccidere gli animali per mangiarli (vegefobia), spuntano come funghi le espressioni più curiose e - inconsapevolmente? - contraddittorie. "Macellazione compassionevole", "benessere animale", "allevamenti sostenibili"...

La più recente è stata introdotta in un articolo di Vanity Fair che cerca di magnificare il piacere di mangiare bistecche e, a quanto pare, anche quello di disprezzare i vegetariani (senza lesinare sullo spazio riservato a pubblicizzarei  macellai).
Si tratta di una nuova figura di consumatore alimentare: l'"Onnivoro etico".

Che cosa sono gli "Onnivori etici" (con la "o" maiuscola)?

Secondo l'articolo, sono "coloro mangiano carne in modo moderato, ma soprattutto 'giusto'. Benessere animale, rispetto delle risorse naturali, una dieta sana e varia, scelta del prodotto a Km Zero a 360°".

Le parole sono importanti.
Gli animali, invece, sembra proprio di no.

mercoledì 2 ottobre 2013

Il bastone è la carota

Segnaliamo un articolo pubblicato nel n.14 della rivista Liberazioni (autunno 2013), "Il bastone è la carota", di Alessandra Galbiati.


L’asino e la carota
Si dice che per fare camminare un asino testardo, oltre che il bastone, sia più necessario e utile mettergli davanti una carota. Non sappiamo sequesto espediente abbia un fondamento. Verosimilmente è una delle molte leggende inventate sugli animali per parlare metaforicamente di umani. Probabilmente un asino, dopo aver constatato per qualche minuto che la carota è legata ad un bastone e perennemente irraggiungibile, capirebbe l’inganno e inizierebbe a ignorare la carota.
La carota metaforica di cui vogliamo parlare in questo scritto è il “benessere animale” proposto agli animalisti come possibile passaggio intermedio del percorso che dovrebbe condurre alla fine dello sfruttamento animale. E, a differenza degli asini veri, noi animalisti continuiamo a camminare nell’illusione di riuscire a raggiungere, afferrare e assaporare la dolce carota.
Da qualche tempo ci si imbatte in internet in una petizione di Compassion in World Farming (con supporto di Pigbusiness e Farm not Factories) per raccogliere firme affinché i suini vengano trattati rispettosamente prima di finire al macello. Queste “associazioni” no profit di allevatori “etici”, indignate per alcune investigazioni che hanno messo in luce come i maiali vengono vergognosamente cresciuti negli allevamenti intensivi, denunciano gli abusi e le violenze, lanciano appelli affinché vengano rispettate le normative internazionali sul benessere animale e non si facciano soffrire questi animali intelligenti e sensibili durante la loro, seppur breve, vita. Il tutto condito, come è ovvio, da attenzione per il consumatore e dal motto “poco ma buono”. Anche Slow Food, come prevedibile, supporta Pigbusiness...
 


giovedì 12 settembre 2013

Allevamento ed etica del care

Segnaliamo un articolo pubblicato a luglio 2013 nel numero tematico su donne e animali della rivista DEP - Deportate, esuli e profughe.
Il saggio, consultabile sul sito della rivista, presenta una riflessione critica dell'interpretazione che considera l'allevamento animale indipendente dalle sue finalità capitalistiche e lo dichiara incompatibile con gli atteggiamenti di attenzione e cura per l'”altro” secondo l'approccio di Carol Gilligan.
Il testo affronta criticamente alcuni tentativi di difesa dell'allevamento, ed in particolare l'allevamento "familiare", che utilizzano gli strumenti dell'etica del care di matrice femminista.


Agnese Pignataro, "Allevamento di animali domestici ed etica del care: armonia o conflitto?", in DEP - Deportate, esuli e profughe. Rivista telematica di studi sulla memoria femminile, Università Ca' Foscari di Venezia, n.23, luglio 2013, pp.84-99.

lunedì 29 luglio 2013

CIWF: ma quale compassion, questi sono pubblicitari!


CIWF: MA QUALE COMPASSION, QUESTI SONO PUBBLICITARI!
 


Nella newsletter del 25 luglio 2013, CIWF esulta nel dare notizie relative a presunti miglioramenti delle condizioni disastrose in cui vengono normalmente allevati gli animali destinati a diventare cibo.
In effetti la notizia n. 1 si riferisce alla sospensione in Olanda del debecaggio per galline e tacchini e del taglio della coda per i maiali. Bene. La notizia n. 3 riporta il divieto della macellazione rituale in Polonia. Bene. Buone notizie, per carità, anche se al limite del simbolico, considerando l'enormità incontrastabile delle sofferenze che sono obbligati a patire gli animali, a causa delle inemendabili pratiche legate all'allevamento ( come dire : meglio 99 bastonate anziché 100! ).

Ma è nella notizia n.2 che si annida la beffa, ovvero: l'etichettatura  dei "prodotti" ittici. Sì, avete letto bene: "prodotti". Se visitate il sito di CIWF avrete idea di cosa si cela dietro questa notizia che compare, lemme lemme, a farcitura delle due precedenti:  una bella campagna di etichettatura in cui gli animali vengono definiti e, quindi, considerati "prodotti". Il linguaggio non mente. Ma quale sarebbe lo scopo di questa ennesima campagna sul benessere animale?  In facciata si vagheggia sempre  di welfare , dietro si distribuiscono riconoscimenti vari ai produttori più attenti alla nuova sensibilità, per  abbindolare una gran fetta di pubblico, ormai attanagliata dai più che giustificabili sensi di colpa.

E' evidente che CIWF non svolga alcuna attività per giungere alla soluzione definitiva delle problematiche relative al trattamento iniquo degli animali, ma ci giri solo intorno, cercando di trarne profitto, sdoganando la questione animale come fosse una moda, se non passeggera almeno controllabile, per le anime sensibili dei più attenti consumatori.  Poiché il movimento di liberazione animale lavora e si accresce in maniera esponenziale, coloro che vivono dello sfruttamento animale sono in allarme e pensano di tamponare l'emorragia imminente fingendo interesse ad alleggerire le sofferenze delle loro stesse vittime.  Ed ecco apparire CIWF a premiarli. 

Ma la trasformazione dell'orrore delle pratiche oppressive in qualcosa di bello, pulito e buono è roba per dissociati mentali. Nulla più.

Noi di Bioviolenza crediamo che un approccio welfaristico potrebbe avere qualche senso, anche se molto limitato, solo nella prospettiva abolizionista delle pratiche di dominio, altrimenti si tratta solo di ingannevoli approssimazioni al movimento animalista con scopi ad esso contrari.
Invitiamo quindi CIWF a non divulgare notizie ed organizzare campagne pubblicitarie come se
appartenessero al mondo animalista, entro il quale gli elementi estranei non saranno più facilmente metabolizzati. 

BIOVIOLENZA

www.bioviolenza.blogspot.it



giovedì 25 luglio 2013

I polli abbandonati dagli hipster

Segnaliamo un interessante - e preoccupante - articolo su uno degli effetti (collaterali?) della moda del consumo di prodotti dello sfruttamento animale "a km zero".





I polli abbandonati dagli hipster




C’è un’emergenza-polli a Brooklyn: non sono i cani, tristi protagonisti di molte campagne pubblicitarie anti-abbandono ogni estate, a essere al centro dell’attenzione, ma le galline. I cosiddetti foodies, maniaci del cibo bio-chic a km 0 (insomma, avete capito), spesso associati alla comunità “cosiddetta” (con molte virgolette) hipster, stanno spezzando il cuore a molti volatili e ad altrettanti amanti (veri) dei volatili stessi.
Perché queste persone avevano comprato delle galline? Perché a Brooklyn? Perché avrebbero potuto avere uova fresche direttamente in casa (nemmeno sotto casa, ma proprio in), a filiera non corta, ma inesistente. I problemi di avere un pollaio in casa, però, sono molti.
Prima di tutto la puzza e lo sporco: nell’autunno del 2012, a Park Slope, Brooklyn, ci fu la prima “guerra dei polli”: un gruppo di entusiasti aveva comprato otto animali da sistemare in un piccolo appezzamento di terreno. Centosessanta firme di residenti erano state raccolte contro i volatili, che avrebbero attratto, secondo i contestatori, ratti e malattie.
Ora il problema si fa più serio: Susie Coston, direttrice di tre fattorie che fungono da ricovero per animali nei dintorni di New York, denuncia un numero impressionante (circa 500) di galline abbandonate ogni anno. «Quando non depongono più vengono messe su Craiglist» spiega. Il problema è che una gallina depone uova solitamente per due anni, e rimane poi altri dieci anni senza più deporre. E il tuo piccolo pollaio home-made si trasforma in un ammasso di piume puzzolente da nutrire senza “profitto”. Questa, spiega la Coston, è un’informazione indispensabile ma che nessuno di quei “dannati foodies” conosce.
Mary Britton Clouse, direttrice dell’associazione Chicken Run Rescue, ha detto alla NBC: «Le persone non hanno idea di quello che stanno facendo. E c’è tutta questa cultura di persone che non sa cosa sta facendo che insegna cose a ogni altro idiota là fuori!».

mercoledì 17 luglio 2013

Critica alla "carne felice" - un sito interessante

Segnaliamo un interessante sito web in lingua inglese che affronta il tema della "carne felice" (happy meat), denunciandone l'assurdità e le menzogne che la sostengono, insieme a tutte le associazioni (pseudo)animaliste che la appoggiano la "carne felice".




http://www.humanemyth.org/